sabato 26 maggio 2012

DONNA È SPORT - Da oggi su Sky Uno

Io non ce l'ho più Sky. L'ho disdetta un sacco di anni fa. Quindi non lo vedrò in onda. Spero che qualcuno di voi possa vederlo e magari dirmi cosa ne pensa. Nel programma raccontiamo sei atlete italiane che si stanno preparando per le Olimpiadi, cercando di mostrare un profilo che non riguarda esclusivamente la prestazione sportiva.

DONNA È SPORT
Da oggi ore 13.30 circa, in onda le prime due puntate, dedicate a Valentina Vezzali e Silvia Salis.

Da un'idea di Andrea Zorzi e Gian Luca Donato.
Autori: Elena Donaggio e Diego Fontana
Videomaker: Andrea Calderone
Produzione: After e Intermedia


domenica 6 maggio 2012

Facebook è una bicicletta. Ovvero: certe volte il medium non è poi così tanto il messaggio.


Un paio di settimane fa ero a una conferenza. Un professore esaminava il ruolo sociale della bicicletta, dalla sua nascita alla sua diffusione, nei differenti contesti e paesi. Interessante. Solo che mentre parlava, senza nascondere troppo quanto certe posizioni appaiano inevitabilmente ridicole oggi, ecco, mi è suonato un campanello, proprio come quei vecchi aggeggi meccanici che si trovavano sui manubri delle bici di una volta (ci sarà l'App campanello da bici?).

Il professore raccontava e raccontava, e spiegava, tradendo qualche accenno di sorriso, come la Chiesa Cattolica si schierò - indovinate un po' - in modo fortemente contrario a questo strumento che costringeva a mantenere posizioni equivoche e che esponeva ai venti le sottane dei parroci e delle parrocchiane con conseguenze irreparabili e peccaminose - per non parlare di cosa poteva suscitare il sellino sui genitali femminili. E poi ci furono i comunisti, pure loro contrari a questo strumento che - prodotto industrialmente e così rapido e veloce - non poteva rappresentare che il simbolo stesso del capitalismo che avanzava prepotente a colpi di inesorabili pedalate; salvo poi cambiare idea diversi anni più tardi, quando capirono che - al contrario - la bicicletta poteva rappresentare uno strumento economico e pratico, utile per tutti i compagni comunisti.















E mentre parlava, tutti noi sorridevamo di queste pozioni - pregiudizi potremo dire e non sbaglieremo di certo - ma forse senza capire a fondo di cosa stavamo sorridendo. Il punto è che la bici è la bici. È un mezzo. Un semplice strumento. Che in quel momento era nuovo. E, prima ancora di provarlo, interi gruppi più o meno organizzati, intere compagini, interi paesi, pretendevano di prendere posizioni, di legiferare, di proibire o regolamentare in base a caratteristiche del tutto accessorie, non fondamentali, dello strumento bicicletta.

In pratica, ognuno proiettava nella bicicletta brandelli di cultura, di informazioni, di ciò che conosceva in precedenza alla nascita di questo nuovo mezzo, credendo in questo modo di averlo conosciuto. Come sempre: giudicare invece di comprendere.






Il campanello, dicevamo. Il campanello che mi era suonato in testa. Il fatto è che mi si è formata una semplice uguaglianza: la Bicicletta è Facebook. Uno strumento. Un qualcosa che prima non c'era e ora c'è. Un mezzo che ha alcune caratteristiche nuove e che permette e permetterà relazioni, contatti, connessioni che prima non erano possibili. E che al momento viene troppo spesso liquidato con giudizi sommari, con pre-giudizi, cercando di utilizzare categorie pre-media sociali per prendere posizioni che, inevitabilmente, tra una generazione risulteranno assurde quanto quelle sulla bicicletta.

La bici è: ecologica, leggera, alimentata da energia umana, permette spostamenti piuttosto lunghi ma non lunghissimi, non consente una buona copertura dalla pioggia per chi la guida, ha prevalentemente un solo posto... queste sono le sole e uniche caratteristiche di questo mezzo. Grazie a queste caratteristiche, può essere usata in diversi modi, da diversi gruppi e categorie sociali e paesi. In alcune città è usata moltissimo e incentivata per ragioni ecologiche. In altri contesti è ormai parte del vivere quotidiano. In altri ancora ha permesso e permette scambi che prima non erano possibili. In sostanza: le singole categorie, i singoli ambienti culturali, possono usare lo stesso strumento bicicletta informandolo di differenti significati.

















Così, i sedicenni usano prevalentemente Facebook per scambiare informazioni stupidotte - possiamo dire generalizzando - gli uomini di marketing lo usano come strumento di brand per le aziende, chi lavora a distanza lo usa per agevolare il proprio lavoro. Come con la bici: differenti categorie informano Facebook di differenti significati. Perciò stiamo attenti quando diciamo: su Facebook si condividono solo sciocchezze poco rilevanti e superficiali. In realtà stiamo dicendo che noi siamo superficiali e abbiamo cose poco rilevanti da dire, perché siamo noi che stiamo guidando il nostro Facebook. Sarebbe la stessa cosa dire che la bici permette solo viaggi inutili, dopo aver osservato diversi gruppi di persone che usano la bicicletta per compiere viaggi inutili. Non ha molto senso.

Ammettiamo pure che, così come la bici si presta più a viaggi con il sole che a viaggi sotto la pioggia, Facebook privilegi l'immediatezza rispetto all'approfondimento: chi ci dice che questo sia per forza un difetto? In base a quali categorie riteniamo che immediatezza significhi per forza superficialità e negatività? Lo sviluppo nasce quando le idee hanno possibilità di circolare e diffondersi in modo non centralizzato. Prima dei media sociali la condivisione e il confronto erano molto più limitati. Questo è un dato di fatto. E forse, solo tra un paio di generazioni ci sarà chiaro se questo è un difetto o un pregio.

Ecco, questo ci tenevo a dire.

sabato 5 maggio 2012

Tracce di sport e altri Sogni

Certe volte ti guardi un po' intorno, un po' indietro e anche un po' davanti magari. Ti chiedi dei perché, cercando qualche piccolo segno, qualche traccia, qualche orma che ti aiuti a ricostruire percorsi, a trovare qualche appiglio, qualche conferma. Di cosa sto parlando? Non lo so con precisione, forse sono le esalazioni della vernice che ho appena usato per dipingere delle inferriate nel giardino di casa.

In fondo fa parte di noi ripensare alle proprie scelte, chiedersi come sarebbe andata se, sapendo che è tutto tempo perso. Qui oggi c'è il sole e ci sono dei progetti e delle cose che mi succedono o che faccio succedere o che. Oggi, insomma, mi viene da pensare che se non avessi fatto una certa scelta di cui i motivi non mi erano e forse non mi saranno mai completamente chiari, questo sole non ci sarebbe, queste cose non succederebbero.

Oggi, insomma, tra tanta fatica e tante energie sprecate, tra tante frustrazioni e tante situazioni ancora non del tutto risolte, mi capita anche di lavorare su progetti in cui credo davvero, con persone in cui credo davvero. E non in senso autoreferenziale, ma nel senso che credo, con una sensazione che non ricordo di aver mai provato così chiara nella mia vita precedente, che almeno in parte, queste cose seguano una via, conducano a brandelli di verità, se non altro per la trasparente energia di cui sono intrisi.




 Oggi c'è Tracce di sport e ci sono dei ragazzi dello Ied, con cui posso condividere cose che spero un giorno saranno loro utili, c'è NarrantiErranti e c'è, ultimo arrivato, Sogno Olimpico, un programma che stiamo costruendo insieme alle stesse persone di TDS. Persone con cui abbiamo girato l'Italia, conosciuto persone e luoghi e spazi e condiviso pranzi, argomenti e nottate di lavoro che per me si traducono in poche, semplici parole: amore per quello che si fa. Presto sarà in onda su Sky Uno.

















Libro consigliato come colonna sonora di questo post: