sabato 16 febbraio 2013

Tanto vale girarsi e continuare a correre

Oggi vado di corsa e parlo di corsa. Di persone che corrono a piedi o in macchina e di altre persone che corrono per prendere treni al mattino o altri treni metaforici che intendevano non prendere mai più. È che alla fine il Dottor Destino, a volergli dar retta, è anche divertente. 

Anni fa avevo iniziato a correre (ma correre forte eh! - che a quel tempo ero giovine e scattante e in quella Formula non erano permessi pause o tentennamenti davanti alle paraboliche e ai sorpassi da affrontare) e poi avevo cambiato macchina per provare a correre ancora più forte, ma già qualche ingranaggio aveva cominciato a incepparsi (non nel motore dell'auto, nel mio) e all'improvviso, proprio mentre aspettavo l'ennesimo semaforo verde, sono sceso e ho deciso che non avrei mai più corso per quella Formula. Ho lasciato lì l'auto e tutto quanto, mi sono tolto i guanti, mi sono allontanato a piedi e ho deciso che da quel giorno in poi avrei cercato un passo solo mio. Non avrei più corso al ritmo che volevano gli altri.

È stata una decisione strana, non tutti l'hanno capita e forse nemmeno io del tutto: non mi andava più di correre così forte, non ci trovavo più molto senso ecco. Non è che mi sia fermato, ho scelto altre frequenze su cui muovermi: un camper per girare l'Italia, una bici per girare in un paese che ho ritrovato più destabilizzato di quanto ricordassi, la mano sinistra e a volte quella destra, qualche treno per arrivare a Firenze, i piedi per corricchiare in un parco o per camminare da Bologna a Firenze, facebook per errare tra le parole, un portatile per far correre il cervello dove e quando decidevo io.

Un thè con Andrea | Stefano Baldini e l'Africa che corre 


Poi, proprio mentre stavano per partire due progetti dedicati alla corsa, ho scelto senza pensarci poi troppo, di ricominciare a correre pure io, in una nuova squadra. Come dicevo, il Dottor Destino se la cava come umorista. È che a forza di corrchicchiare insieme a loro, trovandoci sempre più spesso in un parco metaforico, mi è sembrato di nuovo possibile, di nuovo divertente. Soprattutto, mi è sembrato che i nostri reciproci passi potessero accordarsi senza troppe forzature e che insieme fosse possibile respirare, divertirsi e guardare di nuovo un pochino oltre l'orizzonte delle colline.

  

Insomma è andata così. Vi lascio con la puntata di UN THÈ CON ANDREA dedicata al maratoneta Stefano Baldini, e con il trailer di THE LAP, una mini serie per il web che racconta il sogno di quattro ragazzi russi, che hanno vissuto tre giorni alla Ferrari Driver Academy per riuscire a guidare una monoposto. Entrambi i progetti sono fatti con Tiwi, la squadra di cui sopra.

Ora ho il fiatone, ci troviamo al parco la prossima volta.
Sono quello con la maglietta gialla.




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