sabato 15 giugno 2013

La cosificazione e i narratori di prodotti

Che cos'è, lo sguardo pornografico? È l'atteggiamento di chi osserva un fenomeno senza stabilire relazioni, senza creare empatia, senza confrontarsi con esso. È lo sguardo di chi osserva un accadimento rimanendone a distanza, interessandosene solo per la sua funzione. È lo sguardo che non vede oggetti ma cose, non emozioni ma bisogni, non altre culture ma un parcogiochi dove fare vacanze.

Quando decidiamo di guardare un film porno, isoliamo le scene, decostruiamo l'eventuale trama (se già non è stata decostruita dall'industria, che conosce i bisogni del target), fruiamo del fenomeno al solo scopo di ottenere la sensazione desiderata. Non entriamo in empatia con i personaggi, non proviamo emozioni che non siano quelle che abbiamo già deciso di provare. Non ci chiediamo: come finirà questa storia?

Ma la pornografia non ha a che vedere solo col sesso, anzi. Nella pornografia siamo immersi quando scegliamo una nazione africana per le vacanze "perché vogliamo vedere gli animali selvaggi" (e se torniamo senza averli visti diciamo stizziti che sul depliant c'era la garanzia soddisfatti o rimborsati di vedere almeno la giraffa, accidenti!); la pornografia è industriale, quando ci impedisce sistematicamente di creare relazioni nostre e non previste con gli oggetti che produce, continuando a sfornare cose: tanto più un prodotto rimane una cosa e non un oggetto con cui stabilire una relazione e delle connessioni (e che quindi ripareremo, se si romperà, perché ci teniamo) tanto più acquisteremo nuovi prodotti per nuovi bisogni. Il mio telefono non deve avere quel graffio che mi ricorda quella litigata, non deve avere la cover un po' sbiadita perché l'ho lasciato al sole in vacanza (cavolo, ti ricordi che vacanza? ci penso ogni volta che vedo il colore sbiadito del mio telefono!), non deve diventare parte della nostra storia, oppure non vorremo mai lasciarlo.


La pornografia è culturale, quando osserviamo un fenomeno senza capirlo, ma pretendendo di giudicarlo, per esempio pretendendo di mettere fuori legge gli ancestrali riti messicani in cui si fa uso di allucinogeni, perché si riempiono di turisti in cerca solo di "avere allucinazioni"; e appunto pornografico è il nostro rapporto con quella cosa misteriosa, gigantesca, antica più dell'uomo, che è l'esperienza dell'evasione e dell'apertura verso porte immateriali, risolta all'occidentale con l'eliminazione di qualsiasi agglomerato di relazione, qualsiasi residuo di rituale, concentrandosi solo sulla performance: a noi delle droghe interessano i risultati (questa ti fa sentire felice, questa ti dà energia, questa ha effetti immediati, questa dura più a lungo), della vacanza col safari interessano i risultati (Ho visto 3 leoni, 2 elefanti, 1 rinoceronte bianco), delle partite di calcio interessano i risultati (e ci rapportiamo ai giocatori come fossero degli esseri impersonali senza età, infortuni, malumori), degli animali che osserviamo su quel pornograficissimo programma che è Wild interessano i risultati (quanto corre veloce, quanto salta in alto, quanto è feroce). In pratica ci rapportiamo alle nostre esperienze come se guardassimo film pornografici.




E se in fondo fosse questo, il compito di chi scrive ogni giorno di oggetti? Sviscerarne le relazioni: essere umani vuol dire avere relazioni, vuol dire essere portatori di storie. Gli scrittori, anche gli scrittori di oggetti, i narratori di prodotti, devono scrivere di queste relazioni, devono parlarne, devono tenerle vive perché la pornografia non vinca la battaglia della cosificazione.
Un bel blog che ho scoperto ieri che, vi assicuro, c'entra: barabba-log.blogspot.com

 


1 commento:

  1. Sono totalmente d'accordo con queste tue riflessioni; dirò di più, te ne sono grata, perché medito da tempo su questi argomenti. Verificare che qualcuno che io stimo ha il mio stesso interesse per le relazioni mi dà energia e speranza. E poi, anche io penso che Barabba c'entri, altroché se c'entra!

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