martedì 18 giugno 2013

Workshop finito, vediamo un po' i work

Iniziamo dalla fine: le campagne che abbiamo tirato fuori dal corso. Sono perfette, impeccabili, intoccabili? No, di certo. In tutte c'è qualche zoppicatura, qualche sbavaturina, qualche parola da sistemare, qualche manciata di punti e virgole che forse si potevano rivedere. Le illustrazioni e le fotografie si potevano curare di più? Ovvio. 

Ma in tutte queste campagne c'è qualcosa di buono: un'idea, un guizzo, un'intuizione. Soprattutto c'è la voglia di non accontentarsi, di non giocarsi l'alibi siamo in un corso base o in fondo avevamo solo 16 ore. C'è la voglia di produrre un lavoro che possa essere confrontato con un prodotto professionale, che possa giocare nello stesso campionato. C'è la voglia di capire i meccanismi, di usarli, di lavorare fino all'ultimo per ottenere il miglior risultato possibile. Ci sono insight non banali, ingressi creativi interessanti, titoli provati e riprovati. E, va detto, tutto è stato prodotto internamente, dalle idee alla realizzazione. Sono stupito di quanto i risultati siano così diversi tra loro, eppure tutti in brief, come si diceva in agenzia, nella mia vecchia vita.


 




"Un'idea alimenta la città" parte da un insight che, quando mi è stato presentato dal gruppo di lavoro, ho trovato subito fertile: Se ho un'idea per un corso, un evento, un laboratorio, non so mai chi può aiutarmi a realizzarla. Più della rappresentazione - un po' facile - dell'idea come lampadina, mi ha affascinato la voglia di usare farina, taglieri, strumenti da cucina, per comunicare l'idea di un fare molto emiliano, vicino, concreto, ancorato al territorio. E ho seguito con divertimento e anche un po' di emozione tutte le prove di titolo per tentare di chiudere i soggetti. E anche se non avevamo a disposizione uno studio di posa, né il tempo per preparare uno scatto nei minimi dettagli, abbiamo cercato di ottenere il miglior risultato possibile. Credo che la campagna sia convincente: delle tre è quella con il linguaggio più adulto, ma inquadra certamente una delle anime di Casa Corsini.
La creatività è di Doriano Dalpiaz, Morena Silingardi, Vanna Panciroli, Monica Montanari. Lo scatto e l'art direction sono di Laura Gibellini.



 











"Da un incontro nasce sempre qualcosa" è basata su un altro insghit molto vero, anche se forse più vicino al pubblico dei ragazzi: Se non ho un luogo di riferimento dove trovare persone come me, non riuscirò mai a combinare niente. Quando mi hanno portato una foto dei Beatles, con un titolo del tipo "Se non si fossero mai incontrati?" ho capito che c'era qualcosa di buono. I Beatles però, per una serie di ragioni che non è difficile immaginare, non si potevano usare. Né potevamo usare altri personaggi celebri. Allora ho cercato di trasformare il problema in opportunità, indirizzando il tutto verso incontri un po' più laterali e forse anche più inaspettati. Ma per esempio il latte che incontra il cioccolato? mi hanno detto. E il gioco era fatto. Alla fine mi sono divertito a fare personalmente le illustrazioni (non è certo il mio mestiere) perché non c'era altro modo di chiudere questa campagna, e ci tenevo moltissimo che non rimanesse solo nella testa di chi l'aveva pensata. Abbiamo tirato fuori sei soggetti, alcuni direi onestamente proprio ben riusciti e centrati su quello che può rappresentare Casa Corsini come luogo di riferimento.
La creatività è di Antonio Bellan, Francesca Cuoghi, Roberta Ferri e Laura Gibellini.





 





"Tutta un'altra mucca" è andata avanti subito con le sue gambe, anzi con le sue zampe. Il gruppo ha avuto chiara sin dall'inizio l'idea di usare la mucca che appare nel logo di Casa Corsini come ironico testimonial. Dopo qualche tentativo, sono approdati con relativa facilità al traguardo: mi sono limitato a indirizzarli verso un visual doppio, che in questo caso rendeva il messaggio più ironico, e a suggerire qualche titolo come esempio. Il risultato sono questi tre soggetti piuttosto divertenti, che racccontano molto chiaramente le tre vocazioni principali di Casa Corsini: Centro Giovani, Sala Civica, Sala Prove. 
La creatività è di Alice Debbi, Giulia Cavallaro e Riccardo Pagliani, che si sono occupati anche delle illustrazioni e dell'impaginazione.


E finiamo, tornando all'inizio: è stato un corso breve, troppo breve (8 incontri, finiti troppo in fretta) ma incredibilmente fertile e pieno di persone entusiaste.
Sotto sotto mi sono sempre divertito a pensare che un luogo che si chiama Corsini non possa che essere perfetto per organizzare corsi. Adesso, capisco meglio anche perché si chama Casa.

Informazione di servizio: giovedì 27 quasi certamente mettermo in mostra i lavori.
Chi vorrà, sa dove trovarci.


1 commento:

  1. Bella relazione finale, ma mancano alcuni temi non di poco conto. Prima di tutto, l'autorevolezza e la credibilità di Diego Fontana: mi ha colpito, da sempre interessata ai metodi didattici, quanto sia riuscito a catturare attenzione e a trascinare i gruppi. Le scalette, gli esempi, gli esercizi, tutto sempre proposto e mai imposto, con una competenza leggera, quanto di più distante si possa immaginare da un dire saccente o da un sapere trasmesso senza entusiasmo alcuno. A questo si aggiunga la certezza di avere a che fare con una persona molto competente, un professionista capace di liberarti, in un tempo brevissimo, dall'ostacolo all'apparenza insormontabile. Senza Diego Fontana non ci sarebbe stato né l'interesse che mi ha fatto ogni lunedì (tranne uno) vincere la mia pigrizia e partecipare invece con entusiasmo, né queste campagne che io, da modesta qual sono, giudico proprio ben riuscite! Grazie a tutti, a Casa Corsini, a Diego Fontana e ai miei compagni di corso per la bella esperienza; ho imparato un sacco di cose che non sapevo e alcune le ho anche messe in pratica, in armonia e allegria: difficile che un corso possa darti di più!

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