mercoledì 24 luglio 2013

Avvistamenti dall’altro lato della strada

(Un paio di cose sulla comunicazione che ho intuito mentre cercavo di guidare in Scozia)


Ho passato un po’ di tempo in Scozia guidando, camminando, curiosando, dormendo in diversi bed and breakfast. Ma soprattutto guidando. Ho sbagliato un sacco di strade, ho avvistato decine di aironi (heron) e poiane (buzzard), ho preso qualche marciapiede mentre cercavo di accostare, ho dato la precedenza a diverse pecore, ho scoperto che esistono le strade a una sola corsia e non credo di essere mai riuscito a cambiare dalla quarta alla quinta (con la manosinistra non ho molta confidenza e ogni volta rimettevo in terza). A proposito, ho scoperto pure l’esistenza della Vauxhall, che produce per la Opel in Gran Bretagna. Avevo una Vauxhall Corsa ribassata, con i pedali e gli interni sportivi, che avrebbe meritato ben altro pilota rispetto a me, ma che in fondo è tornata a casina sana e salva. 
Non è stato un tempo sufficiente a farsi un’idea precisa su nulla, ma è stato abbastanza per ricevere qualche impressione e guardare le cose da un lato diverso dal solito. Butto fuori a casaccio, ma credo che ci sia un filo rosso che lega un po’ tutto. O forse no, chi lo sa.



Nessie è più vero dell’aquila
La Scozia è acqua e montagne. Tanta, tantissima acqua salata e dolce e un’infinità di montagne molto diverse tra loro che, a dire il vero, non raggiungono mai altezze vertiginose, anche quando si chiamano highlands. Le circa 300 che superano i 914 metri (3.000 piedi) sono state catalogate da uno scalatore che si chiamava Munro, e oggi in Scozia per dire “montagne di una certa altezza” si dice semplicemente Munro, come noi diciamo Scotch invece di nastro adesivo. Acqua e montagne, dicevamo. Acqua, montagne e un’intera popolazione innamorata fino al midollo della propria acqua e delle proprie montagne. Ma se c’è una cosa che gli scozzesi adorano ancora di più di laghi (loch, mica lake come dicono quei cittadini degli inglesi), fiordi, fiumi e Munro vari, sono le creature che li abitano. Per gli scozzesi l’avvistamento (sighting) è parte integrante della vita, una passione radicata almeno quanto il whisky


Quando abbiamo detto alla signora che gestiva il primo bed & breakfast che il giorno dopo saremmo andati alle isole Mull, Staffa e Iona, si è tutta emozionata e l’ha detto subito al marito. E la mattina a colazione ci ha chiesto se a Staffa eravamo riusciti a vedere le pulcinelle di mare (Puffins) ed era raggiante e orgogliosa - quasi che la puffin fosse sua - quando le abbiamo confermato che sì, avevamo avuto la fortuna di avvistarne una.  Ma questo è niente: non c’è lago che non abbia panchine per avvistare pesci, cetacei, foche o uccelli. E le strade sono costellate da cartelli, quasi sempre realizzati benissimo, che ti spiegano quali specie si possono avvistare in quel punto preciso e con quale frequenza. Addirittura ci sono bed & breakfast che forniscono un binocolo come parte integrante dei servizi. E in ogni paese costiero partono imbarcazioni per osservare foche, delfini, focene o persino aquile di mare (reintrodotte in verità da poche decine di anni).

 

 

Mentre cercavo di infilare quella maledetta quinta, lasciano il Castello di Urquhart, sul lago di LochNess, ho avvistato chiaramente questo in testa: che la leggenda di Nessie non poteva che nascere qui, in questo paese, tra persone che dedicano ore intere a scrutare la propria terra nella speranza di avvistare anche solo una poiana, che qui sembra che sia questa gran cosa. (Devo ammettere che vedere un buzzard, che si staglia tra le nuvole che si fanno la guerra in un cielo che sa di sale, pino, resina e betulla è molto diverso che vedere una poiana grigiastra appostata sul palo della luce in una strada dove la campagna si confonde con la periferia industriale della pianura padana. Ma questo è un altro discorso). Che forse la fauna immaginata, le leggende metropolitane, proprio in quanto prodotto di un contesto sociale, culturale e ambientale, ci dicono di più su di una popolazione di quanto non facciano le specie autentiche, magari reintrodotte. Non può essere mica un caso se in Scozia c’è Nessie (e ci sono anche i cavalli di lago, i Kelpies), in America del Sud c'è il Chupacabra (un cane spelacchiato e sparuto), negli Stati Uniti il Big Foot (un gigantone con manie di grandezza a partire dal nome) e in Asia c'è il misterioso Yeti che vive in simbiosi con la natura e pare abbia poteri telepatici.



Se ami devi avere il coraggio di dirlo a tutti. Altrimenti non ami davvero
La Scozia è acqua, montagne, creature vere e immaginate, e soprattutto amore. La Scozia è l’amore che i propri abitanti provano per la propria terra, per i propri prodotti, per la propria storia e cultura. La Scozia è acqua, montagne, creature vere e immaginate, amore e comunicazione. Gli scozzesi comunicano qualsiasi cosa. In quel lago si possono avvistare aironi e beccaccini? C’è un cartello che lo spiega, e lo spiega per bene. Quel ponte sospeso sopra la cascata è costato un sacco di soldi ma è venuto proprio per bene? C’è un cartello che lo spiega in modo semplice e trasparente, e spiega come se vuoi poi contribuire a recuperare un po’ di soldi donando qualche moneta. Quel paese ha una sola cosa da vedere, e quella cosa è il falco? Te lo spiegano per benissimo e tu non vedi l’ora di vedere il falco e capire come distinguerlo dal buzzard, perché te lo raccontano con così tanto amore, così tanta passione, così tanta “verità, ben detta” come recita il motto di una delle più importanti agenzie di comunicazione del mondo, che tu non puoi che rispettare questo amore, sentirti contagiato e comportarti di conseguenza. Certo, se sei in Scozia non ci sei capitato per caso: sei già predisposto a farti contagiare da questo amore. Ma è proprio qui il punto. Gli scozzesi scandiscono ogni giorno chiaro e forte, con tutta l’energia che merita qualcosa che si ama davvero, quanto è fantastica la loro terra. Che cosa accade allora? Che si crea il circolo perfetto, quello che funziona così: gli abitanti amano la loro natura, la rispettano e fanno di tutto per comunicare questo amore e questo rispetto.
 
 

I turisti che arrivano sono già turisti selezionati, perlopiù sono turisti che amano la natura, l’escursionismo, o magari vogliono visitare le distillerie e osservare da vicino come i cereali vengono trasformati in wiskhy (non c’è distilleria che non si possa visitare. Provate qui a chiedere come turisti di fare un giro anche solo in una cantina di lambrusco). Sono esattamente i turisti che gli scozzesi vorrebbero: quelli che vengono ad amare e rispettare proprio le stesse cose che gli scozzesi amano e rispettano e – mi pare proprio sia il caso di dirlo chiaro - i soldini dei turisti contribuiscono – paradossalmente se ci rapportiamo all’Italia – a progetti di salvaguardia dell’ambiente e della fauna o, per esempio, di ristrutturazione o mantenimento di un castello. In pratica, grazie all’incredibile lavoro che stanno facendo in Scozia, più turisti vuol dire più salvaguardia. Esattamente il contrario che in Italia. Incredibile no?



Ma c’è un altro esempio che mi ha sbalordito sul valore della comunicazione in questo paese. Facciamola breve: a un certo punto, a Pitlochry, noto per i salmoni che risalgono la corrente, devono costruire una diga per l’energia idroelettrica. Sono costretti a farlo, ma questo poteva voler dire una cosa sola: niente più salmoni, un ecosistema (e un’economia) distrutti. Ma qui c’è l’amore, c’è la comunicazione, ci sono persone che fanno funzionare il cervellino. Ed ecco l’idea: costruire una vera e propria scala di vasche che permette ai salmoni di risalire con facilità la diga e proseguire la propria strada. E non è mica finita. Sott’acqua c’è una telecamera collegata a un monitor con contatore. Ed ecco che una diga potenzialmente distruttiva diventa un’attrazione turistica che addirittura fa sensibilizzazione, incantando turisti come noi, entusiasti di veder passare il salmone numero 4.234 di quest’anno.



Costi? Ma quali costi?, queste sono risorse!
Ce l’abbiamo in mente tutti, no?, quel tizio che ha proposto di vendere le nostre spiagge. Ecco, uno degli ultimi giorni in Scozia, per spezzare il viaggio da Pitlochry a Edimburgo, ci fermiamo - senza poi crederci troppo - in questo paesino del Perthshire, dove nidifica l’unica famiglia di falco pescatore in Scozia. Per entrare si paga poco, intorno a quattro sterline se non ricordo male. Si fa questo percorso all’interno del parco naturale e si arriva a una bella struttura in legno. Siamo entrati immaginando fosse una mostra, magari una bella mostra, e che pretendere di vedere un falco vero, sarebbe stata un’infantile ed egoistica utopia. Ecco, dicevo, arriviamo in questa casetta e immediatamente ridivento un bambino. La famiglia di falchi pescatori (Sono uccelli splendidi con un’apertura alare che arriva intorno al metro e ottanta) è visibilissima, attraverso una parete in cui sono state praticate fessure con binocoli e cannocchiali che puntano sul nido. Come se non bastasse ci sono telecamere che non infastidiscono la coppia e che riportano su grandi monitor leimmagini dei falchi, attimo dopo attimo. Vi dico a cosa abbiamo assistito: a un certo punto è arrivato un invasore (forse un buzzard), papà e mamma si sono alzati in volo minacciosi e insieme lo hanno messo in fuga. Nel frattempo il piccolo si è appiattito sul nido come un tappeto, diventando praticamente invisibile. Non appena mamma è tornata, il piccolo si è alzato lasciandole il posto per riassettare il nido. Tutto questo con la telecronaca in diretta di due guardiaparchi emozionati almeno quanto noi, che tutti i giorni scrivono ogni evento saliente riguardo alla coppia su una lavagna.



Parlando con loro, nel mio pessimo inglese, e leggendo i sempre perfetti materiali di comunicazione, ho capito che si tratta di un progetto molto serio di salvaguardia, che i falchi sono costantemente monitorati, anche durante le abituali migrazioni in Centroafrica e Spagna, grazie a una rete di altri centri. Il progetto è finanziato dalla comunità europea, dalla Royal Qualcheccosa (la Lipu scozzese) e… da noi turisti. Capite la differenza con l’Italia? Io turista, vado in Scozia, sono accompagnato in un’avventura incredibile, so dove sto spendendo i miei soldi e cosa sto finanziando e sono ben contento di farlo, perché in Italia – dove abbiamo una biodiversità almeno cento volte superiore alla Scozia – non ho mai avuto la possibilità di assistere a niente del genere, e di farlo in modo sostenibile e perfettamente rispettoso della natura. Anzi, sto contribuendo anche io a salvaguardare quello che vorrei che tutti potessero ammirare. La differenza con le spiagge in vendita è abbastanza chiara, no? Un progetto di salvaguardia (una spesa) diventa un parco che richiama persone facendo cultura e sensibilizzazione e diventando fonte di guadagno (risorsa). Aggiungo che il bagno era completamente senz’acqua: una locandina ci ha spiegato che si tratta di un progetto di ecosostenibilità applicata: alcuni microbi trasformano tutto in ferilizzante di ottima qualità con un processo naturale.



Non solo Ciquita ha il bollino blu
In Scozia esiste un ente istituzionale univoco che dà le stelle alle strutture ricettive. Ma c’è una piccola e allo stesso tempo enorme differenza con l’Italia: le stelle non vengono attribuite solo agli alberghi, ai bed and breakfast agli hotel, ma a qualsiasi attrazione turistica. E per qualsiasi intendo qualsiasi: dalla visita al castello di Edimburgo all’escursione in barca per avvistare focene. Un turista arriva, vede le stelle e sa cosa aspettarsi. In modo chiaro e perfettamente trasparente. Non esiste quella zona di grigio tutta italiana per cui faccio un giro in barca e non se se il tizio è mezzo abusivo, cosa mi farà vedere davvero, come si comporterà. Ma in questo caso la comunicazione ha un valore ancora maggiore, perché è ovvio che stimola gli attori in gioco a migliorare la propria struttura: un giro in barca da 5 stelle attira più clienti di un giro in barca da 3. Com’è come non è, la comunicazione qui è sempre presente e ha un valore enorme e tangibile, che si riflette in modo concreto sulla realtà.

 

Tradizione o innovazione? Le dicotomie vanno bene giusto per scrivere i titoli dei giornali
Infine ecco, quest’ultima cosa. Noi siamo proprio fissati: siamo cresciuti con le dicotomie nel dna. E se l’hai nei programmi della testa hanno sempre ragione loro. Se ragiono come su una scacchiera è ovvio che mi attiengo alle regole della scacchiera: bianchi o neri, tradizione o innovazione, passato o futuro, natura o progresso. Chiaro che se butti giù le coordinate in questo modo non puoi che ragionare con questi parametri e non ne uscirai mai. Continuerai a pensare che il progresso è incompatibile con la natura, così come la tradizione lo è con l’innovazione. L’impressione è che in Scozia, semplicemente non amino giocare a scacchi e ragionino con altre regole. Alle feste di paese con la banda in kilt partecipano i ragazzi con i tatuaggi e i piercing e gli anziani sdentati, il turismo non solo rispetta ma contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente, uno dei castelli più importanti (quello di Edimburgo) è sede di eventi e concerti (immaginiamo un concerto al Colosseo). E appena arrivi la signora anziana del bed and breakfast ti chiede se hai già scaricato l’App: una sorta di Around Me potenziato e dedicato alla Scozia, in grado anche di dirti quale monumento stai osservando e cosa c’è nei dintorni.

 

Non tiro somme, non faccio nulla. Lascio riposare questi pensieri e fermentare un po’, come per il whisky. A proposito, sapevate che bisognerebbe berlo allungandolo con acqua di fonte? Ok, per noi italiani va bene quella naturale.



4 commenti:

  1. Caro Diego, è mattino presto, mi sono letta con tanto interesse il tuo post e adesso lo condivido, tanto mi ha offerto spunti di riflessione. Sto sforzandomi anche io di non tirar somme lasciare riposare i pensieri, però uno, laterale, non riesco a trattenerlo. Io detesto il catastrofismo e la lagnanza: finché ci saranno persone in grado, come te, di guardare il mondo con attenzione e curiosità, a tutto si potrà ancora porre rimedio.

    RispondiElimina
  2. Caro, Diego grazie molte per aver scritto queste tue semplici ma esaustive parole, oserei dire.... comunicazione perfetta.
    Ti ringrazio perché mi riconosco in tutto quello che hai scritto, perché ho visitato e vissuto la Scozia più volte, perché come dici tu Amo la natura o mondo come si vuol dire perché ho la consapevolezza di farne parte. Questa è una consapevolezza che è un pò più radicata nelle culture rurali, esiste anche in Italia....solo che i media i comunicatori ufficiali non la considerano, quasi la snobbano quasi fosse una malattia contagiosa e pericolosissima, bhe io non mi arrendo nel mio piccolo vendo, si fa per dire, questo Amore per il luogo dove vivo tutti i giorni e ne sono contento di farlo non mi pesa, sembrerà strano sono nato in città e ho deciso di costruire la mia famiglia lontano da essa in un luogo vivibile diversamente.
    Anche in Italia abbiamo tante piccole comunità che fanno la stessa cosa degli Scozzesi Amano il loro territorio e lo difendono io sono fortunato e ne faccio parte....se e quando vuoi ti invito a venirmi a trovare per farti vedere che esiste....ciao a presto Marco

    RispondiElimina
  3. Ciao Marco, se mi dici dove vengo più che volentieri.

    RispondiElimina